
KWAN
YIN
Un'immagine di Kwan Yin
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Madre della Guarigione
Madre della misericordia, madre della compassione e della guarigione,
onorificenze, queste, che delineano le caratteristiche dell'amatissima
Dea cinese Kuan Yin.
Il mito
Narra la leggenda che Kuan Yin era la figlia di un uomo ricco e crudele
che ambiva per lei a un matrimonio di interesse, volto ad aumentare il
loro prestigio sociale. Nella speranza di raggiungere l'illuminazione
spirituale, la dolce Kuan Yin ha disobbedito al padre, trovando rifugio
in un tempio, dove fin dall'inizio si è fatta apprezzare per
il suo atteggiamento gentile e caritatevole.
Nondimeno, tale è stata l'ira di suo padre a causa del gesto
da lei compiuto, che l'uomo l'ha fatta uccidere. In virtù
delle buone azioni compiute durante la sua breve vita, a Kuan Yin si
sono dischiuse le porte dell' Aldilà dove l'avrebbe
attesa un'estasi eterna.
Ma mentre si accingeva a varcare i cancelli del Cielo, Kuan Yin ha
udito un grido elevarsi dal di sotto. Era il grido di una persona che
soffriva sulla terra, il grido dì qualcuno bisognoso del suo
aiuto. In quel preciso istante, essa ha giurato di non abbandonare il
mondo degli uomini fintanto che tutti, nessuno escluso, fossero stati
ancora in preda a tormento e dolore. In seguito a questa promessa, Kuan
Yin è stata trasformata in
una Dea.
Oggi la dea Kuan Yin è oggetto di grande culto, in quanto le
viene attribuita la facoltà di guarire coloro che soffrono
nel corpo e nello spirito, proteggendo altresì madri e figli
ridotti alla disperazione, e addirittura i marinai sorpresi dalla
burrasca.
Il culto
Troppo spesso la vita ci porta a essere sopraffatti da problematiche
più o meno complesse. Il dolore ci avvolge in una morsa
soffocante - e ci sembra di non poter fare più nulla. Per
chiunque sia afflitto, dall'angoscia o dalla malattia, la Dea Kuan Yin,
in virtù del suo amore e del saper guarire,
costituisce un valido punto di riferimento.
Numerose sono le famiglie cinesi che tengono una statuetta di Kuan Yin
in un angolo tranquillo della casa; non di rado queste statuette
raffigurano la dea avvolta in un manto bianco, seduta su di un trono
composto da un fiore di loto, mentre stringe fra le braccia un bambino
piccolo. Fiori, frutta o incenso vengono deposti in segno di offerta al
cospetto di questi templi domestici.
E' diffusa la credenza secondo cui il fatto di pronunciare il nome di
Kuan Yin sortisca il magico effetto di aiutare chi soffre a ricevere
conforto. Altri scelgono di recarsi in pellegrinaggio presso il tempio
della dea, situato sul monte Miao Feng Shan; sonagli e altri oggetti
rumorosi vengono agitati durante le preghiere, allo scopo di attirare
la sua attenzione.
Rito per Kuan Yin: Invocare la guarigione
L'idea di recarsi in pellegrinaggio da Kuan Yin è
decisamente valida, in quanto evidenzia come la natura, qui impersonata
da Kuan Yin in tutta la sua misericordia, ci offre il risanamento delle
nostre disgrazie con il suo abbraccio generoso e avvolgente.
Se vi dovesse capitare ancora di sentirvi sopraffatti dall'ansia,
trascorrete un po' di tempo fra gli spazi aperti della natura.
Scegliete un luogo piacevole e rasserenante; se abitate in una grande
città, vi basterà compiere un breve tragitto in
treno per raggiungere una piccola oasi alberata. Portate qualche frutto
o qualche fiore da offrire a Kuan Yi n.
Una volta giurai a destinazione, concedetevi un po' di tempo per
passeggiare. L'atto di camminare è associato al tempo che
scorre: il tempo passerà e anche i vostri problemi
passeranno, per quanto sembri difficile crederlo.
Non appena avrete trovato un angolo silenzioso dove è poco
probabile che vi si possa arrecare disturbo, sedetevi e confidate a
Kuan Yin ciò che più vi opprime. Spiegate ad alta
voce che cosa vi angoscia e perché. Lei capirà,
in virtù del suo spirito caritatevole. Non abbiate fretta.
Non dimenticate che il semplice gesto consistente nel pronunciare il
nome di Kuan Yin ad alta voce infonderà pace anche
nell'animo più tormentato.
Quando avete finito, lasciate la vostra offerta alla Dea - e
ringraziate Kuan Yin per l'aíuto concessovi.
Tratto da: Kris Waldherr "La Dea interiore", ed Xenia