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DELFI
Coordinate: mostra la località su una carta
interattiva 38°28′58″N
22°30′22″E L'oracolo di Delfi era
il più importante oracolo (in greco
μαντειον)
dell'antica Grecia.
Si trattava di un oracolo sito a Delfi, attribuito a Apollo
(Απολλον), Dio che si propone come il principale tramite tra
l'onnisciente Zeus e
gli uomini.
Era l'oracolo più importante di tutto il mondo
greco, per questo il santuario di Delfi era chiamato "ombelico del
mondo", e una pietra scolpita, l'omphalos ne attestava l'importanza.
Con l'eccezione dell'autore degli inni omerici ad Apollo, che gli
attribuisce la fondazione dell'oracolo, i mitografi sono divisi in due
gruppi: per il primo il dio ricevette l'oracolo in dono da altre
divinità, l'altro, forse più antico, parla di una
lotta col drago Pitone (Πῦθών) che era il
guardiano dell'oracolo, allora posseduto da Gea (Γέ, la
principale divinità ctonia) per ottenerne il controllo. Pito
(Πῦθώ o anche Πῦθών) era in
effetti l'antico nome dell'oracolo, e deriverebbe dal
πυθώ (far imputridire, marcire)[1]. Per
scontare l'uccisione del serpente Apollo dovette adattarsi a servire
come pastore per sette anni sotto il re Admeto, che peraltro lo
trattò sempre con rispetto e considerazione. Alla fine del
periodo di pena, Apollo rientrò trionfalmente a Delfi sotto
forma di delfino, il che va interpretato come una spiegazione
paraetimologica per il nuovo nome dell'Oracolo.
Eracle e Apollo si contendono il tripode delfico. Oinochoe
attica a figure nere, c. 520 a.C.
Bisogna anche ricordare il mito, più tardo, della lotta per
il tripode sostenuta contro Eracle che ambiva anch’egli al
possesso dell’oracolo.
La scoperta delle proprietà mantiche dei fumi venne
attribuita (Diodoro XVI, 26 – Plutarco de orac. Defect) ad
alcuni pastori che pascolando le greggi nella zona osservarono le
convulsioni da cui venivano colte le pecore; alcune persone che
inalarono quei fumi furono invasi da furore profetico, il che
portò infine alla costruzione di un santuario.
Nonostante la veridicità del fenomeno sia stata
messa in dubbio da gran parte degli studosi moderni, che parlavano di
una mistificazione o di fatti non riportati correttamente, un recente
studio interdisciplinare (pubblicato in Journal of the Geological
Society of America N°29/8 nell'agosto 2001) afferma che sono
state riscontrate ancora oggi tracce di emanazioni di fumi composti da
idrocarburi gassosi provenienti da strati profondi di roccia calcarea
bituminosa.
Il santuario oracolare
Mentre la migliore descrizione dell'esterno del santuario è
quella di Pausania (X 14 §7) per ricostrure il suo interno
(αδυτον)
bisogna ricorrere alle descrizioni di Plutarco e dei tragici. Nella
cella del tempio, davanti alla statua di culto bruciava un fuoco
perenne alimentato solo di legno di abete (Eschilo Coefore 1036 -
Plutarco De Ei ap. Delph.). Dal tetto pendevano innumerevoli ghirlande
d'alloro (Eschilo, Eumenidi 39). Al centro del pavimento era una crepa
detta Χασμα da cui si
sprigionavano vapori[2] capaci di indurre una specie di trance. Al di
sopra di questa crepa era piazzato il tripode su cui la sacerdotessa
(chiamata Pizia) si sedeva durante le sessioni oracolari. L'effetto dei
fumi viene descritto come molto ineguale, per lo più si
limitava ad indurre un delirio durante il quale la pizia pronunciava
suoni e parole sconnesse che venivano accuratamente trascritte e
successivamente interpretate e comunicate all'interrogante, talvolta
era così violento da gettare la pizia in convulsioni
giungendo anche ad ucciderla (Diodoro XVI, 26 – Strabone IX
419 et passim – Plutarco de orac. Def). Erodoto ed altri
riferiscono di occasioni in cui la voce del dio era stata udita
direttamente da postulanti, senza il tramite della pizia.
Gli oracoli erano pubblicati quasi sempre in esametri, un verso che
sarebbe anzi stato inventato da Phemonoe, la prima pizia. La lingua era
generalmente dialetto ionico ma sono noti oracoli in dorico.
All'entrata del tempio c'era una scritta:
"ΓΝΩΘΙ
ΣΕΑΥΤΟΝ",
"Conosci te stesso".
Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani
della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso
ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori
le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre
meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo,
conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei
Oracolo di Delfi
Sacerdoti e
profetesse
Le pizie erano prescelte tra le famiglie di poveri contadini, nate a
Delfi; il compito della sacerdotessa era rischioso e le si imponeva,
una volta entrata nel santuario, di non lasciarne mai più il
servizio, oltre ad un assoluto nubilato. Nei tempi antichi le pizie
erano prescelte ancora fanciulle ma dopo un increscioso caso di
seduzione si ricorse all'espediente di scegliere solo donne oltre i
cinquanta, che però per tradizione indossavano abiti da
giovinetta. Nel periodo aureo di Delfi erano presenti nel santuario
fino a tre pizie (due che davano responsi alternandosi, una tenuta, per
così dire, di riserva in caso di incidenti collegati alla
intossicazione). Ugualmente era possibile consultare l'oracolo non
più solo un giorno all'anno, come nei tempi arcaici, ma
alcuni giorni ogni mese. I membri dell'aristocrazia di Delfi
esercitavano le cariche sacerdotali che controllavano l'oracolo. In
particolare i cosiddetti Ὅσιοι
(Hòsioi), cinque sacerdoti che erano praticamente i veri
responsabili delle profezie, erano sempre scelti all'interno di cinque
famiglie che si ritenevano discendenti diretti di Deucalione (Euripide,
Ion.411 - Plutarco Quaestiones Grecae 9) Si ritiene generamente che i
Delfi, che esercitavano il controllo ultimo sulle interpretazioni
dell'oracolo, dovessero essere in possesso di una notevole mole di
conoscenze a cui ricorrere, dato che spesso i consigli dati
dall'oracolo si rivelavano sensati. Seppure molti oracoli fossero
oscuri e talvolta (volutamente?) ambigui, molti sono estremamente
diretti e chiari, rispecchiando evidentemente la volontà dei
sacerdoti.
Apogeo e
decadenza
L'oracolo di Delfi raggiunse il suo apogeo nell'età delle
fondazioni delle colonie greche. Era impensabile partire per una
fondazione coloniale senza un responso oracolare. L'oracolo poi veniva
spesso consultato per dirimere le contese fra colonie e madrepatria.
Altra caratteristica dell'oracolo era una sua costante inclinazione a
favorire i Dori sugli altri popoli greci. Sparta in particolare godeva
in certi periodi di un vero e proprio trattamento di favore. Allo
scoppio della guerra del Peloponneso questa preferenza divenne
così accentuata che Atene e i suoi alleati divennero sempre
meno inclini ad accettare gli oracoli (Plutarco, Demosthenes, 20), cosa
che ultimativamente causò il declino della sua
popolarità; ai tempi di Plutarco, come nei tempi
più antichi, a Delfi non vi era più di una sola
pizia in servizio, e le sessioni oracolari tornarono a rarefarsi, un
solo giorno al mese; inoltre, essendo venute a mancare le richieste di
oracoli su importanti questioni religiose e politiche (a causa della
fine dell'indipendenza greca) venne meno l'uso di redigere gli oracoli
in versi, non più adatti alle ben più prosaiche
questioni che ormai venivano presentate (Plutarco De Pith.Orac 28).
Tutto questo ebbe ripercussioni sull'autorità dell'oracolo,
dato che anche coloro che ancora lo consultavano in buona fede spesso
non potevano credere che il dio si occupasse con grande cura di materie
spesso triviali.
Tanto che nel 360 quando Giuliano, ultimo degli imperatori romani che
cercò di risollevare il paganesimo, volle avere un responso
dall'oracolo gli fu data questa risposta:
« Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non
abita più qui, non ha più lauro oracolare
né sorgente che favella; l'acqua parlante si è
ammutolita. »
Pochi anni dopo l'imperatore Teodosio I, a partire dall'anno
391, con una serie di editti, decretò la fine dei culti
pagani e nel 394, la chiusura definitiva del santuario.
Abbandono e
riscoperta
Per impedire che il tempio venisse riconvertito in chiesa cristiana
(come capitò a molti edifici sacri dell'epoca), gli ultimi
sacerdoti pagani distrussero volontariamente [senza fonte] l'edificio
(diroccandone il tetto ed abbattendone le possenti colonne, i cui
blocchi caddero l'uno sull'altro) ed i principali edifici sacri, che
ben presto vennero ricoperti dai detriti delle frane e dalla
vegetazione.
I muri e le colonne affioranti vennero usati nel medioevo per la
costruzione della nuova città di Delfi, sita leggermente
più a valle. Ma una città costruita con elementi
architettonici antichi non poteva passare inosservata: così,
alla metà dell'Ottocento (subito dopo la guerra
d'indipendenza greca), furono compiuti i primi scavi sistematici, che
portarono alla scoperta degli edifici e dei monumenti più
importanti. Grandissima parte delle suppellettili sono tuttora
conservate nel vicino museo, ed attirano un grandissimo numero di
visitatori.
DA: http://it.wikipedia.org/wiki/Oracolo_di_Delfi